Here it goes, again

Diario di 3 settimane medicalized

Giorni zero

Sintomi: attacchi d’ansia, pianti. Non riesco a leggere, non ascolto musica.

Ma è normale prendere ansiolitici per sopportare una situazione lavorativa assurda? È questo il capitalismo?

Ho iniziato a fare ad alta voce questa domanda lunedì sera. Ad alta voce è una precisazione doverosa. Nella mia testa c’era da almeno un mese e mezzo. Mercoledì ho scritto un messaggio alla psicologa

Agnese, quando vuoi ti chiamo

e uno alla medica di base

Agnese, hai solo 28 anni. Io ti faccio pure una ricetta ma tu licenziati.

Non prendo questa decisione con leggerezza, ma non riesco a dormire da troppo tempo. Mi sveglio in preda all’ansia, con il batticuore che non riesco a fermare. Oggi sono tornati anche attacchi di pianto. E allora si ricomincia, e allora vediamo come va. Inizio già qua a ringraziare le amiche e gli amici, che già si sono sentiti chiedere quella domanda là sopra, che già mi hanno abbracciato. È mezzanotte e quaranta, sto chiudendo ora un documento di lavoro mentre in sottofondo seguo Sanremo. Scrivere di leucopenia con Rettore e Ditonellapiaga.

Dopo aver ricevuto un commento del cazzo, mi è tornato in mente questo testo qua: Manifesto guastafeste

Giorno uno

Sintomi: mi sono svegliata e ho iniziato a piangere. Ancora non riesco a leggere.

Ho aperto Twitter, dicono che c’è stata la luna nuova stanotte ed è quella che ci ha reso tutte agitate. Ho qualche dubbio quindi esco e vado in farmacia a prendere ciò che devo prendere. Mi fermo anche a prendere il pane.

La me da do ciabate? Certo, stela, cos te fa oggi? Pochi minuti e comincio a lavorar. Me spiasi, xe così una bela giornata.

Accendo il computer, ancora mille cose da fare. Sono molto indietro e continuerò a esserlo. Prima di pranzo mi arriva un messaggio da Michele

Panin al sandwich?

E non c’è nulla di più bello di questo invito inaspettato. Il minestrone che è sul fuoco andrà bene anche per cena. Il fatto di avere ancora fame vi assicuro è qualcosa di molto bello. Di solito lo step successivo al non dormire è non mangiare. E lì iniziano le preoccupazioni serie. Anche Giulia mi scrive per un aperitivo improvvisato. Queste chiacchiere aiutano.

Oggi ho letto questo: Ma non è meglio stare lontano da paludi, abissi e sabbie mobili?

Giorno due

4 ore e mezza di sonno. Mi sono svegliata davvero molto triste.

Mi sono impegnata per riuscire a uscire e fare quattro passi. Ho pulito la cucina e sistemato un po’ casa. Vorrei davvero avere il tempo per stendermi sul divano e mettermi a leggere. Oggi è il giorno in cui ho detto tutto a madre. Ho appena finito la chiamata, piena di dispiaceri. Sto ancora piangendo.

Se serve, ti ascolto. Ascolto anche i tuoi silenzi

Ci metto due ore a uscire ma alla fine ce la faccio. Una serata piena di incontri e chiacchiere — quanto male fa ogni volta la domanda

Ciao, come stai?

Giorno tre

3 ore di sonno. Sono molto svogliata.

Sono tornata a casa tardi. Mi sono ricordata che la medica mi ha detto assolutamente non mischiare con alcool. Non ho quindi preso niente e mi merito quelle poche ore di sonno. Ma sono stata a letto altre 2 ore, almeno.

Sono andata a camminare con Emi. Ora sono tornata a casa: doccia, pranzo e provo a mettermi sul divano a leggere. Vediamo.

Credo di aver letto 5 pagine. Ho provato anche a cambiare libro, invano. Non ho voglia di uscire. Accendo il computer, apro i social, perdo tempo. Declino un appuntamento già fissato e un altro invito per la serata. Sono proprio in modalità voglio stare sola, voglio solo isolarmi.

Giorno quattro

Non so come sia possibile averci messo un’ora e mezza prima di dormire. Non si può più nemmeno avere fiducia nella chimica. Quattro ore di sonno.

A tratti bene, a tratti no.

Mi sto alzando dal letto solo ora, a mezzogiorno. Ho continuato a rimbalzare tra un libro e l’altro, leggendo e soprattutto rileggendo pagine che avevo solo sfogliato, perché non mi ricordavo nulla. Magari oggi mi guardo qualche documentario.

A un certo punto decido di accettare un invito per una passeggiata pomeridiana tra amiche, non ho molta voglia ma mi annoio così tanto a casa che prendere aria e vedere qualcuno fa solo che bene. Solo a una, per ora, ho raccontato.

Giorno cinque

Quattro ore e mezza di sonno. Oggi scrivo alla medica che forse cambiamo dosaggio. Il rifiuto del mio corpo al sonno è qualcosa di sorprendente.

Mi sento così: vorrei non avere nulla da fare.

Sono riuscita a leggere. Un libro poco faticoso, solo narrazione, una lunga sequenza di fatti, anche abbastanza prevedibili, nessuna descrizione, nessuna riflessione. Quello che ci voleva.

Aspetto un messaggio, per una storia lunga e assurda proprio tipica da me. Cosa si fa in queste occasioni? Matteo ha appena detto: scrivi.

Mi accorgo che potrei stare sveglia tutta la notte perché non mi viene mai sonno. Guardo l’orologio, penso che tardi e non faccio nulla. Continuo a stare ferma, immobile, ad aspettare, a riempire il tempo.

Giorno sei

2 ore + svegliata + altre 3 ore (ma come è possibile)

Come sto: abbastanza spaventata dall’idea di dover passare un’intera giornata fuori, a incontrare persone.

Oggi mi è arrivato lo stipendio e la domanda là sopra echeggia ancora di più. Stavo per scoppiare a piangere, ma è servito a parlare (un pochino, non del tutto).

Provo molto molto molto molto fastidio ogni volta che qualcuno mi dice di avere più entusiasmo, di rispondere con più allegria e di avere più energia. “Vaffanculo” è l’unica cosa che mi verrebbe sinceramente da rispondere. È mai stato scritto qualcosa sul rapporto tra il proprio privilegio e l’entusiasmo dimostrato?

Risultato del giorno: mi trovo più a mio agio in quelle due ore passate in curva che altrove.

Giorno sette

È davvero incredibile: quattro ore di sonno e poi occhi spalancati verso il soffitto.

Come sto: meh, ho ripreso a leggere almeno. Ma mangio sempre meno.

Mi stavo chiedendo, e non è la prima volta e non sarà l’ultima, quanto è difficile coltivare relazioni quando, ecco, non si sta benissimo. Quanto con questa cavolo di precarietà mantenere legami, avere cura nel costruirli sia talvolta davvero difficile. Quanto tempo ci voglia e quanto poco ne abbiamo (quanto sarebbe meglio sacrificare e non i rapporti). Quanto tutto questo sia sbagliato.

Sono le 10.54 e sto già piangendo. Alle 12.15, nella sala d’aspetto del consultorio, mi è venuto un attacco d’ansia.

Oggi ho ricevuto una cartolina da Allegra: che bello!

Giorno otto

Evviva! Sei ore di sonno!

Giorno nove

La pacchia è già finita: due ore per addormentarmi e 3 ore di sonno, giretto in casa e poi un’altra ora.

Uscire di casa al mattino: sto perdendo l’abitudine. Vestirmi, sistemarmi, svegliarmi un attimo prima, fare colazione.

Oggi ho letto questo: “un caleidoscopio di punti di vista o meglio di punti del corpo che si apprestano a farci sentire la complessità che circonda le disabilità in una cultura profondamente abilista”.

Giorno dieci

Tre ore di sonno, rosicate.

Lungo pranzo con tante chiacchiere con Allegra.

E poi a casa, ho provato a scrivere.

Giorno undici

yeah yeah yeah, ho dormitoooooooo

Giorno dodici

5 ore di sonno

Mi sono svegliata e sono uscita a prendere verdure, pane e shampoo. Soddisfatta del giro mattutino.

A volte certi commenti che arrivano danno proprio fastidio. Soprattutto sul “come ti dovresti comportare”.

Terapia = piangere dopo 22 minuti. :D Quanto serve, quanto funziona.

Rileggo Svegliami a mezzanotte.

Giorno tredici

5 ore di sonno

Mi sono svegliata: triste

Una giornata lunga a lavoro. Finito, sono andata da Giovanna a portarle due libri. Pensavo di stare mezzo minuto e sono stata più di due ore a parlare. Le persone che stanno ad ascoltare sono davvero fantastiche, ancora di più chi capisce di avere davanti qualcuno che ha proprio bisogno di parlare.

Ho mandato un messaggio. Ho ricevuto una risposta che non mi aspettavo.

Giorno quattordici

3 ore di sonno, poi sveglia, poi due.

Mi sono alzata dal letto molto molto tardi.

Ho anche lavorato per bene, fatto quello che dovevo fare, tra cui una passeggiata almeno per uscire di casa, riunioni fino a sera e poi buh, mi sono persa con il cellulare sul divano e non ho letto fino a mezzanotte. Un libro che devo presentare domani, quindi da leggere per forza.

Giorno quindici

4 ore di sonno

Giornata lunga, chiudendo il computer alle 8 passate.

Una presentazione di libro che mi ha fatto arrabbiare per l’incapacità di ascoltare le esperienze delle altre persone. Il tema “uomini che fanno lezioncine” ma anche “uomini che interrompono” ma pure “uomini che ti dicono che stai sbagliano” mi fa venire molti pruriti.

Giorno sedici

6 ore di sonno.

Bon: mi sono svegliata ma.

In questa giornata devo fare due chiamate e aspetto un messaggio. Guardando da fuori è tutto un mah, guardando da dentro è tutto un evabhe.

Ho molta voglia di scrivere e spero di riuscirci, finito lavoro.

Giorno diciassette

Un po’ di delusione, di rabbia. Consapevole che non riesco mai a lasciar scorrere le cose e a rimanere indifferente. Avrei voluto altro. Voglio sempre altro?

La sera esco, mi sento una presenza strana, che fa fatica a parlare con gli altri, che proprio non ne ha voglia.

Giorno diciotto

Sento il cuore che batte forte in petto da tutto il giorno. Ho i brividi. Passo la giornata così, con qualcosa nel petto. Mi sento soffocare.

Oggi non ho mangiato.

è mezzanotte passata, non mi viene minimamente sonno.

Giorno diciannove

Svegliata dopo 3 ore, la sensazione è di 3 ore di sonno profondo come non capitava da tanto. Peccato solo 3 ore.

Mi sono alzata e ho iniziato a piangere. Quella sensazione nel petto c’è ancora tutta. è una cosa strana sentire così i propri battiti. Così tanta consapevolezza. Mi viene in mente questa frase qua, da questo libro qua: «quand’è l’ultima volta che avete sentito battere il vostro cuore? e c’avete pensato, che può fermarsi? i processi naturali diventano il soggetto di una indagine infernale. è la paura della paura, della morte, di cadere, dell’altezza, del degrado e della malattia».

Vorrei una bella pausa da tutto. Per questioni fisiche e fiscali, dovrei proprio prenderla.

Di nuovo pianti. Come si fa a urlare?

Giorno venti

mi sono svegliata alle 3, dopo 2 ore.

Mi sveglio e piango. Mi alzo dal letto e sto già piangendo. Mamma mia che periodo. Ho una tristezza addosso a livelli assurdi.

Come mi sento: preferirei sbattere la testa contro la scrivani che lavorare.

Sono le 9 di sera e sto ancora piangendo.

Giorno ventuno

sono le due mezza, non ho sonno. 4 ore.

Però quanto è bello mamma mia conoscere nuove persone, quanto mi piace parlare e curiosare, raccontare di me e scoprire qualcosa degli altri. Una volta mi hanno chiesto una cosa che mi viene facile fare e ho risposto: conoscere persone.

Giorno ventidue & ventitrè

non mi viene mai sonno, mi sveglio poche ore dopo.

Passate queste 3 settimane, vado dalla medica di base con questo resoconto. Mi sono spariti gli attacchi d’ansia prima del sonno e durante la notte, nemmeno così però riesco a dormire. Tanto che è l’1 mezza e sono qua a scrivere.

Non mi sono licenziata, ma ho parlato per cambiare qualcosa. Non ho ancora avuto risposte. Però mamma mia che sofferenza, lavorare 5072929 ore a settimana, avere più lavori e poi ricevere una pacca sulla spalla. E questa tristezza che continua a aleggiare, sempre.

Da questa storia impariamo che dire di no, qualche volta eh, va molto bene. e da questa storia ci ricordiamo che ci sono persone che mi devono volere davvero tanto bene.

Nota 1: Scrivo qua perché il diario delle altre volte non so dove sia finito con il trasloco (e anche perché avrei la tentazione di rileggere pagina per pagina e a volte è meglio non ricordare di esser stata così tanto sull’orlo di un precipizio)

Nota 2: le giornate un po’ si mischiano.

Nota 3: il titolo di questo testo è anche il titolo della canzone che ha rivoluzionato l’internet: Here It Goes Again degli Ok Go. Uno dei primi video musicali e danzanti di YouTube. La storia è pazzesca e si trova raccontata in questo podcast qua che è uno dei pochi in cui io rido.

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Leggo libri, scrivo articoli, registro podcast e, soprattutto, passo il tempo a bagnare piante.

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