Scarti

Parlare di ambiente attraverso un romanzo

Cambiamento climatico, sovraffollamento del pianeta, desertificazione, nuove migrazioni, diseguaglianze, nuove epidemie. Abbiamo delle responsabilità individuali davanti a tutto questo? Cosa possiamo fare per evitare la catastrofe?

Cambiare cosa mangiamo, cosa compriamo, cosa buttiamo via, insomma come scegliamo di vivere può davvero influire sui problemi del pianeta infetto in cui viviamo?

Questo testo vuole capire se un romanzo può essere un motore di riflessione e, perché no, un invito all’azione davanti ai grandi problemi del mondo.

Quando un romanzo parla di tematiche sociali, cosa accade?

Jonathan Miles ha provato a rispondere a queste domande con un bellissimo romanzo. E secondo me c’è pure riuscito. Nel 2013 ha pubblicato Want Not (Houghton Mifflin Harcourt), tradotto in italiano nel 2015 da Assunta Martinese con il titolo Scarti (minimum fax). Ci sono tre storie che si intrecciano tra loro, raccontate nell’apparente banalità del loro quotidiano, ma che rivendicano la specialità dell’esistenza di ognuno di noi.

Linguistica applicata al nucleare

Elwin, un linguista, cerca di vendere tutto ciò che gli è rimasto dopo che la moglie è scappata. Nello stesso periodo il figlio adolescente dei vicini cerca un rifugio dove poter stare: il divano di Elwin -finchè non viene venduto anche quello. A complicare la situazione arriva una chiamata dal Ministero dell’Energia per un segretissimo progetto.

Una famiglia post 9/11

Sara ha perso il marito l’11 settembre. Il periodo di lutto non dura troppo però, perché l’incidente le ha fatto scoprire l’altra di suo marito. Prende tutti gli oggetti di casa, li inscatola e chiude tutto in un deposito. Lo stesso non riesce a fare la figlia, che non accetta l’atteggiamento della madre e, ancora meno, sembra accettare il nuovo marito Dave.

Un invitato allo squat

Micah e Talmadge sono convinti che l’unico modo coerente per vivere sia occupare palazzi abbandonati e raccogliere il cibo che viene gettato nella spazzatura. Le loro convinzioni iniziano a vacillare con l’arrivo di Matty, un amico del college, che non riesce ad accettare le regole di casa.

Il filo rosso che tiene legate queste storie è il rifiuto: materiale, affettivo, oggetto politico. Ed è proprio ciò che gettiamo che ci definisce, che ci identifica perché ciò che gettiamo, come dice il padre di Elwin, è l’unica cosa che stiamo lasciando delle nostre esistenze. Non arte, non progresso: stiamo lasciando enormi quantità di rifiuti.

Per esempio, le statistiche ci dicono che nel 2019 il cibo sprecato a livello domestico in Italia valeva quasi 12 miliardi, ai quali va sommato lo spreco alimentare di filiera (produzione-distribuzione) stimato in oltre 3 miliardi per un totale di 15 miliardi di euro letteralmente gettati nella spazzatura[fonte: FAO, Lo Stato dell’alimentazione e dell’agricoltura 2019].

Oppure, e-waste è una parola nata per indicare i rifiuti elettronici: ogni anno se ne producono più di 40 milioni di tonnellate (il peso di sette piramidi di Cheope) e di questi soltanto il 15,5% vengono smaltiti correttamente [fonte: Jacopo Ottaviani, La repubblica dei rifiuti elettronici]

Attraverso il racconto, lettrici e lettori sono posti davanti alle problematiche vissute dai personaggi delle storie e si trovano, insieme a loro, a dover prendere delle decisioni. Accompagniamo Elwin nelle sue riunioni, piangiamo insieme a Sara e litighiamo con Micah. Produciamo, consumiamo, creiamo rifiuti, sembra non esserci una via d’uscita.

Si può parlare di tematiche ambientali in un romanzo e sfidare l’arduo compito di smuovere le coscienze? Sì, si può. Scarti non è un libro che si può leggere pensando di rimanere indenni davanti a ciò che viene letto. Miles, con abilità e arguzia, ci parla delle contraddizioni della realtà in cui siamo immersi e ci ricorda che siamo sempre posti davanti a delle scelte. Il nostro modo di vivere ha delle conseguenze. E forse la lezione più bella che traiamo dal romanzo è che la via d’uscita esiste: i rifiuti possono essere qualcosa con cui creare e da cui ripartire. Tutto può essere recuperato.

«Ecco a cosa ci costringeva la civiltà, il Mondo: a fare scelte. Tra rifiutare il Mondo e arrendervisi. Tra astenersi e soccombere. Perché non avrebbe dovuto esserci una sorta di via di mezzo -e se non una via di mezzo, perché quello puzzava di accettazione, allora una via a tre quarti, o una via a quindici sedicesimi? Non sapeva nemmeno che cosa volesse dire -il suo cervello stava sparando a caso, pensieri ed emozioni che le scorrevano e collidevano dentro la testa -ma in mezzo al caos della sua mente adesso vedeva un’altra strada, una nuova verità profonda appena disseppellita. Ricominciare da zero voleva dire creare»

Questo progetto è stato fatto come esercitazione del corso Comunicare l’ambiente del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste. Ringrazio chi mi ha prestato la propria voce: Francesco, Patrizia, Mannat. Ringrazio Serena per aver accettato senza riserve il mio invito a fotografare cassonetti. Infine ringrazio chi ha perso del tempo per guardare la bozza e dare suggerimenti: Marta, Pantxo, Chiara

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Leggo libri, scrivo articoli, registro podcast e, soprattutto, passo il tempo a bagnare piante.

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agnese baini

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